LEAKY GUT SYNDROME E ALIMENTI ULTRA PROCESSATI: NOVITÀ DALLA RICERCA

Hamburger, esempio di alimento ultra-processato, per illustrare alimenti ultra-processati e permeabilità intestinale

Alimenti ultra-processati e permeabilità intestinale sono collegati anche attraverso i prodotti di glicazione avanzata. Questi composti possono favorire stress ossidativo, infiammazione e alterazioni delle giunzioni epiteliali, contribuendo alla leaky gut e alle sue conseguenze sistemiche.

In questo articolo torniamo a parlare di un argomento particolarmente interessante: la sindrome dell’intestino poroso o Leaky Gut Syndrome.

Come abbiamo visto in una serie di video pubblicati su questo sito, quando la barriera intestinale perde in parte la sua efficienza e lascia filtrare sostanze che dovrebbero restare confinate nel lume intestinale si verifica un’attivazione immunitaria anomala, che nei soggetti predisposti può portare alla comparsa o all’esacerbazione di patologie importanti, dal diabete all’insufficienza cardiaca alla sclerosi multipla. Inoltre gli stessi batteri intestinali (in particolare le Enterobacteriaceae: E. coli, Klebsiella, Proteus ecc.) possono raggiungere siti extra intestinali attraverso la circolazione sanguigna e linfatica, e si pensa che questa traslocazione batterica patologica sia uno dei fattori alla base, per esempio, delle cistiti ricorrenti.

I fattori in grado di alterare la permeabilità intestinale sono molti. In linea generale possiamo affermare che qualsiasi situazione di sofferenza degli enterociti (ad esempio dovuta a stress ossidativo o esposizione a sostanze tossiche), di infiammazione della mucosa intestinale, di disbiosi del microbiota e di stress psico-fisico può portare ad un temporaneo aumento della permeabilità intestinale, e, se protratta nel tempo, a Leaky Gut Syndrome.

Abbiamo poi passato in rassegna gli interventi nutraceutici più documentati ed efficaci per riportare in equilibrio l’ambiente intestinale e ripristinare una corretta funzione di barriera; tra questi, un posto di primo piano lo occupano i probiotici.

Nel caso fossi interessato a rivedere i video, puoi trovarli ai link seguenti:

https://www.nutralabs.it/area_medici/leaky-gut-syndrome/
https://www.nutralabs.it/area_medici/traslocazione-batterica/
https://www.nutralabs.it/area_medici/microbiota-e-integrazione-nutraceutica

I rischi dei prodotti di glicazione avanzata

Oggi vogliamo parlare di un recente studio pubblicato su questo argomento, realizzato presso la Monash University di Melbourne, Australia, e uscito sulla prestigiosa rivista Science Advances [1]. Questa nuova ricerca punta il dito contro una specifica categoria di sostanze responsabili di alterare la permeabilità intestinale: i prodotti di glicazione avanzata (o, all’inglese, AGE, acronimo di Advanced Glycation Endproducts).

Gli AGE si formano dalla glicazione (ossia la combinazione con zuccheri) di aminoacidi e grassi. La loro formazione fa parte del normale metabolismo, e inoltre quantità extra vengono introdotte con l’alimentazione. Livelli troppo elevati di questi composti nella circolazione e nei tessuti possono diventare patogeni. Gli AGE infatti si legano alle proteine del corpo, deformandole, e sono inoltre in grado di interagire con specifici recettori espressi da una vasta gamma di cellule [2]. Il risultato è che sono stati implicati nello sviluppo del diabete e delle sue complicanze, dell’insufficienza renale, delle patologie cardiovascolari e neurodegenerative. Mentre, negli individui sani, una dieta a basso contenuto di AGE si correla a minori indici di infiammazione, stress ossidativo e insulino-resistenza, livelli inferiori di colesterolemia e una migliore funzionalità renale [2].

Ora il nuovo studio australiano [1] chiarisce qual è l’effetto degli AGE a livello intestinale. I ricercatori hanno sottoposto a trattamento termico il normale mangime per ratti da laboratorio, aumentandone così il contenuto di AGE. Hanno nutrito i ratti con questo mangime per circa 6 mesi, mettendoli poi a confronto con un gruppo di animali nutriti con dieta standard. Gli effetti dell’alimentazione ricca di AGE sono stati:

  • Uno shift nella composizione del microbiota intestinale e soprattutto dei suoi metaboliti, con aumentato metabolismo di alcuni aminoacidi aromatici. Da una separata analisi in vitro, questi metaboliti si sono mostrati in grado di attivare il sistema del complemento.
  • Un’attivazione anomala della risposta immunitaria, in particolare del sistema del complemento; non solo a livello intestinale – nota bene – bensì sistemico. Utilizzando un farmaco in grado di sopprimere gli effetti degli AGE, i ricercatori hanno verificato che erano proprio questi composti i responsabili dei cambiamenti osservati.
  • Un aumento della permeabilità intestinale, mediato dalle molecole effettrici del complemento.
  • Lo sviluppo di insufficienza renale, mediato anch’esso dal complemento.

Dunque il consumo abituale di cibi ricchi di AGE sembra deteriorare la barriera intestinale e causare iperattivazione immunitaria (che in questo modello animale ha mostrato ripercussioni negative specificamente a livello renale, ma sappiamo quanti siano i potenziali rischi di un’aumentata permeabilità intestinale).

Da un articolo di qualche anno fa ci vengono poi importanti indicazioni pratiche, che possiamo condividere con i nostri pazienti per aiutarli a ridurre l’apporto di AGE con l’alimentazione [3].

Gli AGE si formano durante la lavorazione ad alte temperature degli alimenti, specialmente quelli ricchi di proteine e/o grassi. Sono abbondanti nei cibi industriali, che spesso contengono quantità importanti di grassi aggiunti e vengono processati a temperature particolarmente elevate (compresi i prodotti da forno). Poiché migliorano il sapore e l’aroma dei cibi, l’industria alimentare li considera favorevolmente e a volte li aggiunge appositamente ai prodotti. Una prima importante fonte di AGE, che è bene limitare il più possibile, sono dunque i cibi ultra processati.

Ma gli AGE possono formarsi anche nella cucina di casa, in particolare quando alimenti ricchi di proteine o grassi (la carne in primis, ma anche tofu, pesce, torte e biscotti) sono sottoposti a metodi di cottura caratterizzati da temperature elevate e scarsa umidità. Frittura, tostatura, cottura alla griglia, alla piastra e in forno sono le tecniche peggiori da questo punto di vista. Le cotture più salutari, al contrario, sono quella al vapore, la bollitura e la stufatura. Infine, a causa dei processi di pastorizzazione e invecchiamento, elevati livelli di AGE si trovano anche nei formaggi stagionati. Se vuoi approfondire, l’articolo citato contiene un elenco delle quantità di AGE in oltre 500 diversi alimenti.

Bibliografia

1: Snelson, M., Tan, S. M., Clarke, R. E., De Pasquale, C., Thallas-Bonke, V., Nguyen, T. V., … & Coughlan, M. T. (2021). Processed foods drive intestinal barrier permeability and microvascular diseases. Science advances, 7(14), eabe4841. https://doi.org/10.1126/sciadv.abe4841

2: Poulsen, M. W., Hedegaard, R. V., Andersen, J. M., de Courten, B., Bügel, S., Nielsen, J., … & Dragsted, L. O. (2013). Advanced glycation endproducts in food and their effects on health. Food and Chemical Toxicology, 60, 10-37. https://doi.org/10.1016/j.fct.2013.06.052

3: Uribarri, J., Woodruff, S., Goodman, S., Cai, W., Chen, X., Pyzik, R., … & Vlassara, H. (2010). Advanced glycation end products in foods and a practical guide to their reduction in the diet. Journal of the American Dietetic Association, 110(6), 911-916. https://doi.org/10.1016/j.jada.2010.03.018