DISBIOSI DA ANTIBIOTICI: COME RIPRISTINARE IL MICROBIOTA

Donna che mostra la scritta Help davanti all’addome, per illustrare come ripristinare il microbiota dopo antibiotici

Per ripristinare il microbiota dopo gli antibiotici occorre sostenere la resilienza dell’ecosistema con alimentazione ricca di fibre, prebiotici e probiotici selezionati. Questi interventi favoriscono il ritorno dei microrganismi benefici, rafforzano la resistenza alla colonizzazione e limitano le conseguenze della disbiosi.

Parliamo di antibiotici, e in particolare di come minimizzare i loro effetti collaterali.

È ben noto che questi farmaci, se da un lato sono un presidio medico fondamentale, dall’altro presentano anche inconvenienti importanti, legati principalmente alla loro capacità di alterare il microbiota. Tra le conseguenze più comuni della disbiosi da antibiotici si annovera una maggiore suscettibilità ai patogeni intestinali, che può sfociare ad esempio nell’infezione da Clostridium difficile (10-25% di tutti gli episodi di diarrea da antibiotico [3]); questa, a sua volta, in alcuni pazienti particolarmente debilitati ha esito fatale.

Uno studio recente [1] ha analizzato in un modello murino la risposta del microbiota intestinale agli antibiotici. I risultati sono molto interessanti, e se ne possono immediatamente ricavare alcuni semplici suggerimenti per aiutare il microbiota a riprendersi più rapidamente e per prevenire gravi effetti collaterali. Vediamo qualche dettaglio.

Cosa accade al microbiota durante una terapia antibiotica?

In linea generale, al primo contatto con l’antibiotico la quantità totale di batteri presenti nelle feci diminuisce rapidamente di diversi ordini di grandezza; ma altrettanto rapidamente comincia a risalire, già mentre la terapia antibiotica è ancora in corso.

La composizione del microbiota cambia subito in modo radicale, e durante tutto il corso della terapia (e per qualche tempo dopo) continua a mostrare rapide variazioni, passando attraverso stati transienti molto diversi da quello iniziale. Gradualmente poi il microbiota ritrova una composizione stabile, più o meno vicina a quella pre-antibiotico – in qualche caso molto distante, il che significa che l’antibiotico ha provocato un cambiamento definitivo.

Lo stato finale del microbiota e la dinamica attraverso cui viene raggiunto sono, però, estremamente soggettivi e non possono essere previsti semplicemente in base allo spettro d’azione dell’antibiotico.

Quali sono i fattori che influenzano la risposta del microbiota all’antibiotico?

Lo studio sottolinea anzitutto l’importanza delle condizioni ambientali. Queste determinano la possibilità di ri-colonizzazione da parte di batteri provenienti dall’esterno, che giocano un ruolo fondamentale nel riempire i vuoti biologici causati dagli antibiotici. Il punto è esemplificato dal caso di topi ospitati in gabbie singole (quindi privati dello scambio di germi dovuto al contatto coi loro simili), a mimare le condizioni di iper-igiene tipiche della vita moderna. Questi topi mostrano un recupero più lento e conseguenze più imprevedibili, nel senso che alla fine i loro microbioti sono molto più diversi tra loro di quelli dei topi che coabitano.

Uguale importanza rivestono le dinamiche interne alla comunità microbica. La composizione iniziale del microbiota è un importante fattore che ne influenza la sensibilità (cioè le proporzioni della perturbazione iniziale) e la resilienza (quanto lo stato stabile post-antibiotico è simile a quello pre-antibiotico). Ma – e qui arriviamo a un punto di particolare interesse – decisiva risulta anche l’alimentazione.

I ricercatori hanno alimentato un gruppo di topi con una dieta povera di fibre e hanno osservato, rispetto alla dieta standard, differenze molto significative:

  • una più profonda perturbazione del microbiota durante la terapia antibiotica
  • un recupero più lento sotto tutti gli aspetti: carica batterica totale, composizione, ricchezza del microbiota
  • un recupero incompleto: alcune famiglie di batteri si estinguono in modo definitivo, e la diversità finale del microbiota (un indicatore della sua “buona salute”) risulta inferiore a quella pre-antibiotico.

I risultati sono in accordo con quelli di uno studio precedente [2], anch’esso di grande interesse, in cui i ricercatori avevano somministrato ai topi un antibiotico e poi li avevano infettati con C. difficile. Anche in questo caso l’effetto dell’alimentazione era evidente: i topi alimentati con una dieta ricca di fibre mostravano, rispetto alla dieta standard, un più rapido recupero del microbiota ed eliminavano il Clostridium nel giro di 10 giorni; quelli con una dieta povera di fibre non riuscivano a guarire spontaneamente finché le fibre non venivano reintrodotte nella loro dieta.

Gli autori notano che molto probabilmente negli esseri umani la situazione è simile: lo suggeriscono due studi clinici in cui il consumo di alimenti ricchi di fibre ha aiutato i pazienti a guarire da un’infezione intestinale causata dal batterio Shigella.

In sintesi: come ripristinare il microbiota dopo gli antibiotici

Riassumendo, i fattori che influenzano la risposta del microbiota a un determinato antibiotico si possono distinguere in due grandi gruppi:

  • apporto di batteri dall’esterno
  • dinamiche interne al microbiota stesso, che a loro volta sono fortemente influenzate dall’alimentazione.

Dal secondo punto segue immediatamente l’importanza di seguire, contestualmente a una terapia antibiotica, una dieta ricca di fibre. Sul primo fattore, considerando anche che nelle nostre case fin troppo igienizzate il contatto con i batteri ambientali è ridotto, possiamo lavorare servendoci dei probiotici. Andiamo in questo modo a riempire i vuoti creati dall’antibiotico con batteri controllati e dalle sicure proprietà benefiche.

L’efficacia dei probiotici nel contrastare la disbiosi da antibiotici è ben dimostrata: ne ha trattato per ultima una approfondita revisione [3] di 51 studi clinici randomizzati e controllati pubblicati nel ventennio 1997-2017, i quali hanno analizzato l’utilizzo di probiotici per trattare la diarrea da antibiotici. Negli studi sono state utilizzate 10 diverse formulazioni di probiotici; gli autori concludono che la maggior parte di queste mostra, rispetto al placebo, sufficiente efficacia e buona tollerabilità.

Bibliografia

1: Ng, Katharine Michelle, et al. “Recovery of the Gut Microbiota after Antibiotics Depends on Host Diet, Community Context, and Environmental Reservoirs.” Cell host & microbe 26.5 (2019): 650-665. https://doi.org/10.1016/j.chom.2019.10.011

2: Hryckowian, Andrew J., et al. “Microbiota-accessible carbohydrates suppress Clostridium difficile infection in a murine model.” Nature microbiology 3.6 (2018): 662-669. https://doi.org/10.1038/s41564-018-0150-6

3: Cai, Jiayi, et al. “Comparative efficacy and tolerability of probiotics for antibiotic-associated diarrhea: Systematic review with network meta-analysis.” United European gastroenterology journal 6.2 (2018): 169-180. https://doi.org/10.1177/2050640617736987