I probiotici per l’intolleranza al lattosio possono migliorare la digestione grazie agli enzimi microbici e favorire una fermentazione colica più tollerabile.
Leggi i precedenti capitoli della serie:
Malassorbimento del lattosio e intolleranza
Ruolo del microbiota intestinale
Diversi studi hanno dimostrato che l’assunzione di probiotici rappresenta un intervento efficace per migliorare la tolleranza al lattosio nelle persone intolleranti.
Si pensa che l’azione benefica possa esplicarsi attraverso un triplice meccanismo [2]:
- aiuto nella digestione del lattosio
- modulazione della fermentazione del lattosio a livello del colon
- altri effetti, indipendenti dal lattosio, sulle funzioni intestinali.
Il primo meccanismo d’azione naturalmente è condiviso con l’assunzione dell’enzima lattasi, ma gli altri due sono specifici dei probiotici: il che li rende una strategia più completa, e interessante anche per chi è già abituato ad assumere lattasi al bisogno.
Entriamo nei dettagli di come i probiotici influenzano la sintomatologia dell’intolleranza al lattosio, punto per punto.
Probiotici e digestione del lattosio
Come abbiamo visto nel primo capitolo di questa serie, l’intolleranza al lattosio ha la sua radice nella carenza geneticamente determinata dell’enzima lattasi, che crea mal digestione e quindi malassorbimento del lattosio. Sono molti i batteri in grado di idrolizzare il lattosio grazie alle beta-galattosidasi, enzimi batterici analoghi della lattasi umana. Se il consumo di latticini è accompagnato con batteri in grado di fornire beta-galattosidasi attive a livello del tenue, la digestione e l’assorbimento del lattosio possono migliorare notevolmente.
È quello che accade ad esempio quando si consuma yogurt. Ci soffermiamo un momento su questo aspetto perché particolarmente istruttivo. Lo yogurt, contrariamente a quanto a volte si pensa, contiene quantità di lattosio solo di poco inferiori a quelle del latte (3-4 g per 100 g, contro i 4-5 g del latte [6]), ma contiene anche batteri dotati di elevata attività lattasica. Questi, in larga parte, non sono in grado di sopravvivere ai succhi gastrici e biliari e proprio per questo a livello del tenue le loro cellule rilasciano immediatamente le beta-galattosidasi, che possono quindi assistere nella digestione del lattosio presente nello yogurt [1]. Per inciso, questo effetto si ha solo con yogurt non pastorizzato: la pastorizzazione, danneggiando la parete cellulare batterica, libera in anticipo le beta-galattosidasi, che poi nello stomaco verranno denaturate e quindi in buona parte inattivate. La ragione per cui gli intolleranti spesso tollerano lo yogurt (pastorizzato) meglio del latte è essenzialmente che ha tempi di digestione più lunghi [1].
Torniamo ora ai probiotici. Molti di essi esprimono beta-galattosidasi e, somministrati insieme a un pasto contenente lattosio, possono aiutare nella sua digestione. Tuttavia spesso sono meno efficaci dei batteri da yogurt, per il motivo che, arrivando vivi al tenue, non rilasciano i loro enzimi. Inoltre la loro attività lattasica varia a seconda del ceppo e delle condizioni di coltivazione (è potenziata dalla presenza di lattosio in coltura) [1].
Queste osservazioni sono state confermate da uno studio [10] in cui insieme a 400 ml di latte sono stati somministrati L. acidophilus oppure L. bulgaricus. Entrambi hanno ridotto sia i sintomi dell’intolleranza al lattosio che l’idrogeno espirato, ma L. bulgaricus (che, assieme a S. termophilus, è uno dei due classici batteri da yogurt) in maniera decisamente superiore.
L’efficacia dei probiotici per assistere nella digestione del lattosio può comunque essere ottima. In un altro studio [3] l’aggiunta di B. bifidum a una porzione di gelato ha migliorato sia la digestione del lattosio che la sintomatologia dolorosa in modo simile allo stesso gelato addizionato con enzima lattasi.
Probiotici e fermentazione del lattosio
Come abbiamo visto nei precedenti capitoli di questo approfondimento, solo il 30-50% delle persone geneticamente carenti di lattasi sviluppano i sintomi dell’intolleranza al lattosio. La sintomatologia è infatti influenzata da altri fattori, tra cui spiccano la composizione e l’attività metabolica del microbiota intestinale. Il punto fondamentale è che la fermentazione del lattosio non digerito ad opera della microflora del colon può avere esiti opposti, aggravando o alleviando i sintomi dell’intolleranza: tutto dipende dal bilancio tra produzione e rimozione dei gas e delle sostanze osmoticamente attive. Si apre dunque la possibilità di intervenire su questo bilancio modulando la composizione e/o l’attività metabolica del microbiota intestinale [2].
In contrapposizione agli interventi puntuali citati nella sezione precedente, in cui gli effetti positivi dei probiotici possono essere dovuti solo al loro aiuto nella digestione del lattosio, alcuni studi hanno esaminato una somministrazione di probiotici quotidiana e prolungata. Diverse specie di lattobacilli e bifidobatteri si sono dimostrate in grado di ridurre i sintomi, e in alcuni casi anche l’idrogeno espirato, a seguito di un successivo carico di lattosio [11,12]. Si pensa quindi che questo effetto sia dovuto alla modulazione del microbiota intestinale e del suo metabolismo da parte dei probiotici, in maniera simile a quanto si osserva grazie alla somministrazione regolare dello stesso lattosio (in piccola quantità), che causa un adattamento del microbiota e una riduzione dei sintomi dell’intolleranza [2,6]. Anche se alcuni autori suggeriscono che l’azione positiva dei probiotici possa essere dovuta (anche) alla loro colonizzazione a livello del tenue, dove l’azione delle beta-galattosidasi aiuterebbe nella digestione del lattosio in modo simile a quanto delineato nella sezione precedente [13].
Per inciso, tornando per un momento all’adattamento della microflora colonica ad opera del lattosio, c’è un importante corollario. Al contrario di quanto spesso si ritiene, eliminare ogni traccia di lattosio dalla dieta delle persone intolleranti non solo è inutile, ma può addirittura essere dannoso, portando a un peggioramento dell’intolleranza. Ogni individuo ha una soglia di tolleranza che determina quanto lattosio può ingerire senza sviluppare disturbi, ed è a questa che dovrebbe attenersi. Per di più spesso la soglia è sorprendentemente elevata: studi hanno osservato che la maggior parte degli intolleranti possono consumare senza problemi uno o anche due bicchieri di latte [8]. E se la tolleranza è molto bassa è probabile che la colpa non sia solo del lattosio, ma che siano presenti anche altre problematiche; IBS, intolleranza ai FODMAP, ipersensibilità viscerale. È stato osservato, infatti, che nei pazienti con intestino irritabile il rischio di sviluppare sintomi di intolleranza al lattosio e la loro severità sono molto aumentati [6].
Altri benefici dei probiotici
Si pensa infine che i probiotici possano ridurre i sintomi dell’intolleranza al lattosio anche con meccanismi non collegati alla digestione o alla fermentazione di questo zucchero. È quanto suggeriscono alcuni studi in cui l’assunzione di probiotici ha migliorato i sintomi pur senza modificare i risultati del breath test [11].
Ricordando, come abbiamo visto nei capitoli precedenti di questa serie, che sintomi come gonfiore e dolore addominale non sono spiegabili solo in termini di fermentazione del lattosio ma hanno anche una componente funzionale, i benefici dei probiotici potrebbero esplicarsi proprio a questo livello. Come è stato osservato nei pazienti con IBS, infatti, i probiotici sono in grado di modulare la sensibilità viscerale, la peristalsi e l’asse intestino-cervello [14], tutte funzioni potenzialmente benefiche anche per i soggetti intolleranti al lattosio.
Bibliografia dei tre capitoli
1: de Vrese, M., Stegelmann, A., Richter, B., Fenselau, S., Laue, C., & Schrezenmeir, J. (2001). Probiotics—compensation for lactase insufficiency. The American journal of clinical nutrition, 73(2), 421s-429s. https://doi.org/10.1093/ajcn/73.2.421s
2: He, T., Venema, K., Priebe, M. G., Welling, G. W., Brummer, R. J., & Vonk, R. J. (2008). The role of colonic metabolism in lactose intolerance. European journal of clinical investigation, 38(8), 541-547. https://doi.org/10.1111/j.1365-2362.2008.01966.x
3: Aguilera, G., Cárcamo, C., Soto-Alarcón, S., & Gotteland, M. (2021). Improvement in lactose tolerance in hypolactasic subjects consuming ice creams with high or low concentrations of Bifidobacterium bifidum 900791. Foods, 10(10), 2468. https://www.mdpi.com/2304-8158/10/10/2468
4: Di Stefano, M. (2012) Il malassorbimento e l’intolleranza al lattosio. Rivista Società Italiana di Medicina Generale, n. 5, pp. 40-45 https://www.simg.it/Riviste/rivista_simg/2012/05_2012/10.pdf
5: Leszkowicz, J., Plata-Nazar, K., & Szlagatys-Sidorkiewicz, A. (2022). Can Lactose Intolerance Be a Cause of Constipation? A Narrative Review. Nutrients, 14(9), 1785. https://www.mdpi.com/2072-6643/14/9/1785
6: Misselwitz, B., Butter, M., Verbeke, K., & Fox, M. R. (2019). Update on lactose malabsorption and intolerance: pathogenesis, diagnosis and clinical management. Gut, 68(11), 2080-2091. https://doi.org/10.1136/gutjnl-2019-318404
7: Deng Y, Misselwitz B, Dai N, Fox M. Lactose Intolerance in Adults: Biological Mechanism and Dietary Management. Nutrients. 2015 Sep 18;7(9):8020-35. https://www.mdpi.com/2072-6643/7/9/5380
8: Matthews, S. B., Waud, J. P., Roberts, A. G., & Campbell, A. K. (2005). Systemic lactose intolerance: a new perspective on an old problem. Postgraduate medical journal, 81(953), 167-173. https://doi.org/10.1136/pgmj.2004.025551
9: Jiang W, Wu J, Zhu S, Xin L, Yu C, Shen Z. The Role of Short Chain Fatty Acids in Irritable Bowel Syndrome. J Neurogastroenterol Motil. 2022 Oct 30;28(4):540-548. https://doi.org/10.5056/jnm22093
10: Lin, MY., Yen, CL. & Chen, SH. Management of Lactose Maldigestion by Consuming Milk Containing Lactobacilli. Dig Dis Sci 43, 133–137 (1998). https://doi.org/10.1023/A:1018840507952
11: Leis, R., de Castro, M. J., de Lamas, C., Picáns, R., & Couce, M. L. (2020). Effects of prebiotic and probiotic supplementation on lactase deficiency and lactose intolerance: a systematic review of controlled trials. Nutrients, 12(5), 1487. https://www.mdpi.com/2072-6643/12/5/1487
12: Mysore Saiprasad, S., Moreno, O. G., & Savaiano, D. A. (2023). A Narrative Review of Human Clinical Trials to Improve Lactose Digestion and Tolerance by Feeding Bifidobacteria or Galacto-Oligosacharides. Nutrients, 15(16), 3559. https://www.mdpi.com/2072-6643/15/16/3559
13: Ojetti V, Gigante G, Gabrielli M, Ainora ME, Mannocci A, Lauritano EC, Gasbarrini G, Gasbarrini A. The effect of oral supplementation with Lactobacillus reuteri or tilactase in lactose intolerant patients: randomized trial. Eur Rev Med Pharmacol Sci. 2010 Mar;14(3):163-70. https://www.europeanreview.org/wp/wp-content/uploads/719.pdf
14: Simon E, Călinoiu LF, Mitrea L, Vodnar DC. Probiotics, Prebiotics, and Synbiotics: Implications and Beneficial Effects against Irritable Bowel Syndrome. Nutrients. 2021 Jun 20;13(6):2112. https://www.mdpi.com/2072-6643/13/6/2112

