LACTOBACILLUS CRISPATUS E PROTEZIONE CARDIOMETABOLICA

Stetoscopio e cuore accanto a grafici clinici, per illustrare lactobacillus crispatus e protezione cardiometabolica

Lactobacillus crispatus e protezione cardiometabolica possono essere collegati attraverso metaboliti capaci di modulare infiammazione, metabolismo epatico e funzione cardiovascolare. Il nuovo studio amplia il ruolo di questo lattobacillo oltre la salute vaginale, evidenziandone possibili effetti sistemici.

Lactobacillus crispatus è riconosciuto come il pilastro fondamentale dell’eubiosi vaginale e marker biologico di stabilità del microbiota e protezione contro le infezioni genitali e urinarie, oltre che contro una serie di problematiche non infettive.

Ma se le sue proprietà si estendessero ben oltre la sfera uroginecologica?

Un lavoro scientifico appena uscito sul Journal of Biomedical Science [1] esplora per la prima volta l’azione sistemica di L. crispatus, svelandone le potenzialità di protezione cardiometabolica. Vediamo i dettagli.

Effetti metabolici di L. crispatus

Nello studio in questione, Mahajan e colleghi hanno isolato un ceppo vaginale di L. crispatus da una coorte di donne in gravidanza, per poi testarlo in un modello murino di fegato grasso (ora rinominato “steatosi epatica associata a disfunzione metabolica” o MASLD, per sottolineare il fatto che la fisiopatologia alla base di questo disturbo è legata alla presenza di fattori di rischio metabolici come obesità, diabete di tipo 2 o insulino-resistenza, dislipidemia, ipertensione).

I topi sono stati alimentati con una dieta ad alto contenuto di grassi, integrata o meno con L. crispatus per via orale, per 12 settimane. La specifica dieta utilizzata è nota per causare negli animali importanti disturbi metabolici, e infatti nei topi a cui non è stato somministrato il probiotico si sono manifestati:

  • aumento di peso
  • accumulo di adiposità viscerale
  • marcata intolleranza al glucosio, misurata tramite test da carico di glucosio

tutti di entità significativa rispetto agli animali alimentati con una dieta normale.

L’integrazione con L. crispatus ha ridotto in modo statisticamente significativo tutti e tre questi fattori di rischio metabolici.

Effetti epatici

Al termine delle 12 settimane di studio il fegato degli animali è stato sottoposto a indagini istopatologiche. Nei topi che non avevano ricevuto L. crispatus sono emersi chiari segni di steatosi e steatite:

  • esteso accumulo di gocce lipidiche nel tessuto epatico
  • “ballooning” epatocitario, ossia cellule epatiche che si ingrossano e diventano di colore più chiaro a causa dell’accumulo di liquidi e grasso. È un segno di infiammazione e danno cellulare, indicando che la malattia è progredita da steatosi a steatite
  • infiammazione lobulare, ossia infiltrazione di cellule infiammatorie nei lobuli, le unità funzionali del fegato
  • fibrosi.

Gli animali a cui era stato somministrato L. crispatus non hanno mostrato segni di steatosi, infiammazione, ballooning né fibrosi nel tessuto epatico.

Ripercussioni a livello cardiaco

La MASLD non è solo una malattia del fegato: si tratta di una condizione sistemica che, a causa dei disturbi metabolici e dell’infiammazione cronica di basso grado associati, aumenta in modo importante il rischio cardiovascolare. Tanto che le patologie cardiovascolari sono la principale causa di morte nei pazienti affetti da MASLD, anche più della progressione del danno epatico stesso.

In particolare, nei pazienti con malattie metaboliche è comune lo scompenso cardiaco con frazione di eiezione preservata (acronimo HFpEF), causato cioè non da una ridotta contrattilità cardiaca bensì dall’incapacità del cuore di rilassarsi e quindi riempirsi adeguatamente. Un meccanismo chiave in questo tipo di scompenso cardiaco è la fibrosi interstiziale, ossia la deposizione di collagene tra un cardiomiocita e l’altro. La fibrosi rende il miocardio meno elastico e più rigido, ostacolandone il rilassamento. Il muscolo si contrae normalmente (o addirittura, come meccanismo compensatorio, con più forza del normale) ma, poiché il volume di sangue accumulato durante la precedente diastole non era sufficiente, non riesce ugualmente a pompare abbastanza sangue per soddisfare le esigenze del corpo, causando i sintomi dello scompenso.

Anche gli animali dello studio hanno mostrato evidenze di un deterioramento della funzione cardiaca suggestivo di un’evoluzione verso lo HFpEF. In particolare, le analisi istologiche ed ecocardiografiche hanno rivelato:

  • infiltrazione di neutrofili, indice di infiammazione cardiaca
  • rigonfiamento dei cardiomiociti
  • fibrosi interstiziale
  • riduzione del volume di sangue nel ventricolo sinistro in fase sia di diastole che di sistole
  • come meccanismi compensatori, aumento della forza di contrazione ventricolare e ipertrofia del ventricolo sinistro.

L’integrazione con L. crispatus si è mostrata in grado di migliorare le anomalie cardiache sia strutturali che funzionali.

Meccanismi molecolari

Tramite analisi metabolomica “untargeted” su campioni di sangue (cioè l’esplorazione completa di tutti i metaboliti presenti nel sangue), gli autori hanno individuato le principali vie metaboliche alterate negli animali nutriti con dieta ricca di grassi, e ripristinate dall’integrazione di L. crispatus.

È emerso che la dieta squilibrata sovra-regolava la biosintesi di acidi grassi, compreso l’acido arachidonico, promuovendo così l’accumulo di lipidi e l’aumento del potenziale pro-infiammatorio. Contemporaneamente la beta-ossidazione degli acidi grassi risultava soppressa, suggerendo una compromissione della capacità ossidativa dei mitocondri.

L. crispatus ha normalizzato queste vie metaboliche, esercitando un effetto protettivo e regolatorio sull’omeostasi lipidica.

Riflessioni finali

Il coinvolgimento del microbiota intestinale nello sviluppo dei disordini metabolici è noto da molti anni: sono del 2006 i primi pionieristici studi in cui si dimostrava, in modelli murini, che l’obesità può essere trasferita tramite trapianto di microbiota fecale [2].

Successivamente è stata ben stabilita l’esistenza di un asse intestino-fegato al cui interno il microbiota gioca un ruolo chiave nello sviluppo delle patologie epatiche. L’ipotesi più accreditata è che la disbiosi intestinale, causata da fattori ambientali come una dieta ricca di grassi o il consumo di alcol, si ripercuota sul fegato sia attraverso un’alterata permeabilità intestinale (e l’infiammazione cronica di basso grado a questa associata), sia modificando i metaboliti microbici, che raggiungono direttamente il fegato tramite la circolazione portale [3].

Nello studio di cui ci siamo occupati non sono stati presi in considerazione meccanismi generali come la composizione del microbiota, la barriera intestinale, l’infiammazione: non sappiamo quindi in che modo L. crispatus impatti su questi fattori. Tuttavia i risultati sono chiari: l’integrazione di questo probiotico, finora conosciuto e utilizzato esclusivamente in ambito uroginecologico, ha interessantissime potenzialità anche per quanto riguarda la salute cardiometabolica.

L’integrazione orale, naturalmente.

Nel dibattito clinico sulla somministrazione dei probiotici per la salute femminile a volte si privilegia la via topica, con l’idea che garantisca una colonizzazione più immediata. Tuttavia i probiotici assunti per via vaginale non sono in grado di interagire con il sistema immunitario intestinale o con i segnali metabolici centrali. Solo la via orale permette a L. crispatus di interagire con l’asse intestino-fegato-cuore, offrendo benefici sistemici.

Bibliografia

1: Mahajan, S., Lekshmi, N., Dhiman, P., Gupta, M., Mudgal, P., Yadav, R., … & Banerjee, S. K. (2026). Molecular insights into the antimicrobial and cardiometabolic functions of Lactobacillus crispatus isolated from the reproductive tract microbiota of Indian women. Journal of Biomedical Science, 33(1), 7. https://doi.org/10.1186/s12929-025-01207-w

2: Turnbaugh, P. J., Ley, R. E., Mahowald, M. A., Magrini, V., Mardis, E. R., & Gordon, J. I. (2006). An obesity-associated gut microbiome with increased capacity for energy harvest. nature, 444(7122), 1027-1031. https://doi.org/10.1038/nature05414

3: Hsu, C. L., & Schnabl, B. (2023). The gut–liver axis and gut microbiota in health and liver disease. Nature Reviews Microbiology, 21(11), 719-733. https://doi.org/10.1038/s41579-023-00904-3