COME CAMBIA IL MICROBIOTA VAGINALE DOPO IL PARTO: CONSEGUENZE PER LA SALUTE GENERALE E RIPRODUTTIVA

Madre e neonato addormentati insieme dopo il parto, per illustrare microbiota vaginale dopo il parto

Dopo il parto il microbiota vaginale perde spesso la dominanza dei lattobacilli e diventa più diversificato a causa dei cambiamenti ormonali e tissutali. Il recupero può richiedere mesi; favorire il ritorno di Lactobacillus crispatus può sostenere la salute vaginale e riproduttiva.

Grazie a un bello studio di recente pubblicato (non a caso) su Nature Communications, ora sappiamo in che modo il parto influenza il microbiota vaginale e cosa accade nei mesi successivi. Il parto emerge come un evento discriminante, in grado di modificare la struttura del microbiota (e quindi la salute generale e riproduttiva della donna) a lungo termine, nella maggior parte dei casi purtroppo non per il meglio. Ma intervenire proprio nella delicata fase del post-parto potrebbe essere un’occasione unica per modellare il microbiota nel modo desiderato.

Lo studio [1], condotto presso l’Università di Stanford, California, è il primo ad avere monitorato il microbiota vaginale delle partecipanti a partire dal secondo mese di gravidanza fino a un anno dopo il parto (in qualche caso fino a tre anni dopo). Durante la gravidanza sono stati raccolti campioni settimanalmente, poi un primo campione post-parto è stato raccolto a 6 settimane, e da quel momento il campionamento è proseguito con cadenza mensile.

Influenza del parto sul microbiota vaginale

Nella stragrande maggioranza dei casi, il parto ha modificato profondamente sia la struttura del microbiota che l’ambiente immunologico della vagina. Due gli effetti fondamentali: un netto aumento della biodiversità del microbiota e l’attivazione di una risposta infiammatoria locale.

I lattobacilli si riducono drasticamente; ma se prima del parto era un’altra specie a dominare il microbiota (ad esempio Gardnerella o Bifidobacterium), la dominanza si perde ugualmente. Il microbiota diventa polimicrobico, composto da un vasto insieme di anaerobi obbligati e facoltativi tra cui Prevotella, Anaerococcus, Finegoldia, Peptoniphilus e Streptococcus sono i più abbondanti.

Questi cambiamenti sono sicuramente da collegare alla tempesta ormonale che investe l’organismo femminile al momento del parto. Il livello di ormoni estrogeni, che nelle ultime fasi della gravidanza si è mantenuto stabile e molto elevato, crolla all’improvviso di due o tre ordini di grandezza. E sappiamo bene che gli estrogeni sono associati a un microbiota vaginale a dominanza lattobacillare, mentre la loro carenza (ad esempio prima della pubertà e dopo la menopausa) a un microbiota polimicrobico. A questo si aggiungono anche le lochiazioni, che proseguono per circa un mese contribuendo ad innalzare il pH vaginale.

Anche l’elevato livello di infiammazione è, secondo gli autori, da imputare all’azione diretta degli ormoni, oltre che all’influenza di un microbiota che ha assunto caratteristiche proinfiammatorie.

È interessante osservare che il livello di diversità raggiunto nel primo campione post-parto non dipende né da qual era il microbiota durante la gravidanza né da alcuna delle altre variabili analizzate dagli autori: parto vaginale o cesareo, prematuro o a termine, induzione o meno del travaglio, tempistica di rottura delle membrane, positività allo streptococco e somministrazione di antibiotici durante il travaglio, età della madre, sesso del neonato. La perdita di dominanza all’interno del microbiota vaginale sembra un fenomeno pressoché universale e inevitabile.

Post-parto, un lento recupero

Particolarmente interessante è poi seguire la dinamica del microbiota durante i mesi successivi al parto.

Diversità microbica e infiammazione si riducono lentamente. A dieci mesi, sono diminuite in maniera sostanziale in circa due terzi delle partecipanti; mentre in ben un terzo si mantengono elevate e quasi costanti per tutto questo periodo. La prima osservazione importante è quindi che, dieci mesi dopo il parto, parecchie donne hanno un microbiota vaginale ancora molto perturbato e simile a quello dell’immediato post-parto.

Ma attenzione! Anche tra le donne in cui la biodiversità ritorna (o quasi) ai livelli pre-parto, la dominanza lattobacillare rimane poco frequente. La riduzione della diversità si deve al fatto che altre specie si espandono e diventano dominanti o quasi dominanti: soprattutto Bifidobacterium, Streptococcus, Gardnerella e Atopobium.

Tra queste, i bifidobatteri rappresentano probabilmente l’evoluzione più positiva. Non sono infatti associati a infiammazione, e sono in grado di acidificare l’ambiente vaginale. La loro abbondanza potrebbe rappresentare una fase di transizione verso il recupero della dominanza lattobacillare, come illustrato dal seguente caso di una partecipante seguita per oltre due anni.

Durante la gravidanza il suo microbiota è stato dominato da L. crispatus. Per tutto l’anno successivo al parto è rimasto polimicrobico, con assenza o quasi di lattobacilli e abbondanza dei generi Prevotella, Streptococcus, Anaerococcus, Finegoldia e Peptoniphilus. All’inizio dal secondo anno post-parto si è instaurata una co-dominanza di bifidobatteri e streptococchi, che ha infine lasciato il passo al ritorno di L. crispatus come specie dominante a 15 mesi post-parto.

Lo studio non ha analizzato i fattori che potrebbero determinare una ripresa del microbiota più o meno rapida, ma gli autori ipotizzano che un ruolo importante lo giochi l’enorme variabilità che esiste tra donna e donna nel ritorno alla fertilità.

Ripresa difficile per L. crispatus

Ma il risultato forse più significativo dello studio riguarda la dinamica delle diverse specie lattobacillari. Mentre L. iners e L. gasseri riescono a recuperare relativamente bene, L. crispatus, senza dubbio il batterio più importante per la salute femminile, è anche quello che fatica di più. A un anno dal parto, solo quattro delle 40 donne analizzate mostrano un microbiota dominato da L. crispatus!

La persistenza di un microbiota non ottimale (polimicrobico o comunque povero di L. crispatus) ha implicazioni importanti per la salute femminile. Significa che, per mesi o anni dopo aver partorito, le donne hanno un rischio maggiore di sviluppare infezioni vaginali e urinarie, di contrarre malattie sessualmente trasmissibili, e anche di avere problemi nelle gravidanze successive (per maggiori informazione sul ruolo protettivo di L. crispatus vedi questo e questo articolo).

Quest’ultimo è un punto particolarmente interessante. L’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda che l’intervallo tra un parto e il concepimento del figlio successivo sia di almeno due anni. Un intervallo troppo breve, infatti, è associato a un maggiore rischio di complicanze per la madre e per il feto: diabete gestazionale [2], parto prematuro, basso peso alla nascita, fino alla morte del feto o del neonato [3].

Tradizionalmente questi rischi vengono spiegati partendo dal presupposto che la gravidanza (e il successivo eventuale allattamento) impoveriscono la madre di sostanze nutritive: se non c’è tempo a sufficienza per ricaricare le scorte, le carenze nutrizionali peseranno sulla gravidanza successiva aumentando la probabilità che sorgano problemi [3]. Lo studio appena analizzato introduce la possibilità che le possibili problematiche siano mediate anche dalla situazione del microbiota vaginale.

Il nostro punto di vista: una possibilità di intervento unica

Come abbiamo visto, il parto segna un momento di discontinuità per il microbiota vaginale, un vero e proprio “reset”. Segue un lungo periodo di transizione, di evoluzione verso una nuova configurazione stabile che potrà essere più o meno ottimale per la salute generale e riproduttiva della donna. Questa transizione è caratterizzata da un’aumentata vulnerabilità alle patologie uroginecologiche, ma anche dalla potenzialità unica di modellare l’evoluzione del microbiota nella direzione desiderata.

Sappiamo infatti che una comunità microbica instabile è molto più facile da influenzare di una stabile, che risulta relativamente refrattaria agli interventi esterni. Il post-parto sembra allora una finestra ideale per intervenire sul microbiota vaginale con probiotici mirati, come NATURAFLORA LEI. Anzitutto per difendere la salute femminile in un periodo particolarmente delicato. Ma inoltre e soprattutto c’è la possibilità, più che in altri momenti, di modulare il microbiota in modo particolarmente duraturo, offrendo benefici a lunghissimo termine.

Bibliografia

1: Costello, E. K., DiGiulio, D. B., Robaczewska, A., Symul, L., Wong, R. J., Shaw, G. M., … & Relman, D. A. (2023). Abrupt perturbation and delayed recovery of the vaginal ecosystem following childbirth. Nature Communications, 14(1), 4141. https://doi.org/10.1038/s41467-023-39849-9

2: Hanley GE, Hutcheon JA, Kinniburgh BA, Lee L. Interpregnancy Interval and Adverse Pregnancy Outcomes: An Analysis of Successive Pregnancies. Obstet Gynecol. 2017 Mar;129(3):408-415. https://doi.org/10.1097/AOG.0000000000001891

3: Wendt A, Gibbs CM, Peters S, Hogue CJ. Impact of increasing inter-pregnancy interval on maternal and infant health. Paediatr Perinat Epidemiol. 2012 Jul;26 Suppl 1(0 1):239-58. https://doi.org/10.1111/j.1365-3016.2012.01285.x